giovedì, gennaio 31, 2008,10:33

Non so come mi sia venuta l'idea di andare a Venezia. Per motivi personali è una città che nn ho mai amato e altri me li sono creati sulla base di esperienze negative. Comunque la scusa per andarci è stata la fotografia e drl carnevale. Così martedì sono andato,naturalmente in treno. Ho scelto un treno diretto,in modo da arrivare in tarda mattinata. Sul treno, quasi vuoto, posso fare due cose: o dormire o guardare fuori dal finestrino. Mentre guardavo scorrere il paesaggio ho pensato all'ultima volta che ho preso  un treno...nn ricordo qunto tempo fa...saranno venti anni. I miei ricordi vanno all'infanzia,più che ricordi flash, quando da bambino mi spedirono in colonia: un grigio marciapiede, la massicciata color ruggine, la scritta FS sui vagoni fermi anche loro color ruggine e l'odore del carbone bruciato e lo sbuffo della locomotiva. Poi per anni nulla, fino ai tempi dell'università: la ressa del lunedì per prendere posto  sulle due carrozze della scalcinata litorina che portava a Bologna. Anni di viaggi scomodi,spesso in piedi,sempre uguali. Neanche il tempo di finire l'università che i miei viaggi in treno cambiano  destinazione, e sono viaggi tristi. Viaggi con la divisa addosso, quella del fante. Interminabili tradotte con vagoni stile far west e viaggi che a me sembravano lunghi per tornare  a casa in licenza. Ricordo con triste amarezza il primo viaggio, quello che mi ha portato ad Orvieto, al car, con la prospettiva di un anno da dimenticare. POi Trieste,con la casema troppo lontana dalla stazione, e poi curiosamente Bologna. Finito il servizio militare mi trovo a fare l'emigrante per lavoro nel veneto, altri treni, anche questi scomodi e lenti.Finchè nn mi son comprato una macchina usata. Così basta treni mi sono detto. Invece un anno mi son trovato ad andare a Castelfranco V. tutti i giorni per lavoro. Tre treni, da Vittorio  a Conegliano, di lì  a Treviso e poi  fino a Castelfranco: in un anno solo una volta sono arrivato in orario e quel giorno nevicava!.  Una volta seduto sul treno pronto per partire arriva un tale  e dice : SCENDERE..c'è una bomba sul treno. Allora torno a casa e prendo l'auto , che visto il tragitto nn è comoda. Una volta aspetto la coincidenza a Conegliano e il treno nn arriva..era fermo a 20 Km..una donna ha deciso di terminare la propria vita buttandosi sotto. E lì mi viene in aiuto un amico con l'auto, ma solo fino a treviso. Altre volte, molte volte, arrivando a treviso vedere il treno per Castelfranco che parte. Che vita!  Per fortuna in questi viaggi si fanno pure amicizie. Poi altri treni nn li ricordo.....e arrivo a Venezia.  Era ora
Scendo e mi fermo per un panino veloce, quindi mi incammino per piazza S. Marco e sicuramente sbaglio strada, perchè mi perdo. Chiedo a qualcuno, ma mi risponde che è francese. Cmq arrivo, l apiazza è illuminata da uno splendido sole e fa pure caldo. Il colpo d'occhio è stupendo...bello mi dico. Mi aggiro tra i piccioni e i turisti che li ingozzano inizio a scattare foto. Non c'è molta gente, ma ci sono belel maschere che è possibile fotografare con calma e spazio e sono disponibili alla posa. Poi mi accorgo che molte maschere, bellissime si fermano davanti alle colonne di palazo ducale e li attorno ressa di gente che scatta e ci diamo fastidio l'un l'altro. Gente con telefonini, con  mini digitali, con macchine vecchiotte e super professionali. Qualche foto mi risulterà coperta da una testa una mano una schiena. Poi un segnale inquietante...batterie esaurite. Va bè ho quelle di riserva, che però nn hanno tenuto la carica e risultano inutilizzabili. Allora per fare qualche foto tolgo tutti gli automatismi per risparmiare energia, e inevitabilmente qualche foto risulta nn esposta bene. Vado nelle calli attorno per comprarne di quelle usa e getta, e prendo 4 duracell a prezzo maggiorato. Le maschere sono bellissime e mi faccio prendere dalla foga  clik clik, finchè diventa arduo scattare con tranquillità, la ressa aumenta. Stranamente nn ci sono bambini in maschera, poi penso che nn è giorno di festa. La confusione aumenta e alcune foto mi vengono male per questo. Allora decido di andarmene, se resto un altro po forse imparo il  giapponese.
Ritorno verso la stazione e stavolta  per la strada giusta e mi trovo a passare  per piazze e calli stupende e senza anima viva..bellissimo mi dico..mi piace così Venezia.
 Il treno stavolta è pieno e a fatica trovo da sedere, aConegliano aspetto mezzora l'ultimo treno.
Ma va bene così...ho fatto la pace con Venezia.

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venerdì, gennaio 18, 2008,18:36

Una notizia breve raccolta in  internet, e un passaggio di 12 secondi su un tg annunciano la morte di Bobby Fisher. Per gli addetti ai lavori e anche per me Fisher , americano,è stato uno dei più grandi talenti  degli scacchi. Stupefacente la sua scalata la titolo mondiale vinto nel 1972 contro Boris Spassky, campione russo.La sfida ebbe notevole risonanza anche perchè si era in piena guerra fredda e si trovò un luogo neutrale per la sfida: l'Islanda, dove è curiosamente morto.  
                                   

E' stato un mito, e ha fatto da traino alla diffusione del gioco a livello mondiale. Io che da poco avevo imparato i rudimenti lo seguivo affascinato dal suo genio scacchistico.
Dopo la conquista del titolo ci si attendeva un crescendo, invece è diventato un personaggio strano, facendosi addirittura squalificare dalla fedrazione internazionale per essersi rifiutato di difendere il titolo. E nn ha più giocato partite ufficiali.
Che fosse un genio è assodato, alcune agenzie lo idicano come il numero 8 tra tutti  geni.
E' strano come certi personaggi diventino un mito e rimangano tali anche dopo la morte e anche dopo periodi di sbandamento. Fra i miei miti personali ci sono oltre a Fisher, Gilles Villeneuve l'indimenticato pilota della Ferrari e naturalmente Marco Pantani.  Se farsi emozionare da una partita di scacchi può sembrare impossibile, di sicuro molti ricorderanno i gran premi a cui partecipava la Ferrari n 27 guidata dal canadese. Se per caso rompeva la macchina o si ritirava seguire la gara nn aveva più senso. Se poi vinceva.... Oggi curiosamente  è l'anniversario della nascita. E più recente ancora la grinta e la pedalata del pirata accendeva la passione nei tifosi e in particolare il tifoso che è in me. Le sue imprese sono  nella memoria e le vicende che seguirono nn scalfiscono minimamente questo mito.
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mercoledì, gennaio 16, 2008,22:14

Mi telefona max chiedendomi se  x domenica sono libero, vuole che partecipi ad una specie di gara in bici. Accetto, ma dico anche che  son 2 mesi che non vado in bici  e che son 15 giorni che nn faccio nulla, neppure palestra. La gara è aperta  a tutti, e ci vuole la muontainbike. Ok. Domenica parto dopo aver caricato la bici in macchina e sotto una pioggia che dura da alcuni giorni vado verso casa sua. Arrivo e subito vediamo se anche la sua bici ci sta assieme alla mia ( ho tolto il sedile dietro). Poi mangiamo qualcosa, un piatto di pasta e  si parte. Il paesetto sperduto nella campagna trevigiana lo troviamo, e cerchiamo un cartello che indichi dove si svolge l'evento. Vedo un ciclista e  lo raggiungiamo per chiedere informazioni. Caso vuole che si sia fermato per fare un bisognino e ....attendiamo. Trovato il posto incontriamo anche un mio ex collega, ciclista pure lui. Mi iscrivo, 6 euro, mi danno un  numero, il 70, che appiccico a bici e alla schiena e poi provo a vedere come è il terreno. Miracolosamente nn  piove e sembra pure che voglia uscire il sole. Il terreno di gara è un vigneto e dopo cento metri capisco che sarà dura restare in piedi, pardon in bici, tenuto conto anche  che la mia bike monta pneumatici slick. Comunque  si parte, prima i bravi, poi quelli come me che nn hanno intenzione di vincere. Si corre lungo un vigneto e si percorrono i filari,poi un tratto lungo un campo, un tratto con un canale a fianco, un pezzetto di asfalto e ancora il vigneto. Il fango è tanto,di quello appiccicoso, nn di quello che schizza via e ti inzacchera, che aderisce alle ruote le appesantisce  e ti impedisce di andare avanti. Vengo subito lasciato indietro, data la mia scarsa o nulla preparazione. Ad un tornante preso troppo largo cado, ma proseguo. Dopo un po  vengo doppiato  dai migliori, quindi nn insisto più di tanto e nel pezzo duro vengo preso da crampi al polpaccio sinistro. Scendo faccio la manovra classica e ripato, ma andare avanti è dura epoco dopo crampi al polpaccio sinistro. Va bè altro intervento, quindi decido di proseguire lentamente e alla fine mi ritiro anticipatamente. Poi dopo un giro la gara finisce ed aspetto i miei amici. La bici è ridotta così


Andiamo a cambiarci e ritorniamo lì, dove ci sta aspettando un dopogara fatto di salsicce e carne alla piastra, polenta ,vino , dolci etc etc. Questa seconda fase dura un po di più della prima. Poi vado a lavare la bici, un tipo con l'idropulitrice toglie ogni tarccia di fango in pochissimi minuti.Intanto che aspetto il mio  turno  vengo a sapere da un abituale  frequentatore di queste gare che questa è in assoluto la più dura,per via del fango. Ritorno e riprendo a mangiare e bere, due chiacchere in allegria e poi si ritorna a casa. Riprende  a piovere.
E domenica prossima ce n'è un altra. Mi sono divertito, ma purtoppo nn ero minimamente allenato, ed il ciclocross è davvero duro per affrontarlo  come prima uscita.
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Pedalando....

Un modo per andare in giro,ecologico, ricreativo,per fare conoscenze,di luoghi e persone.

giovedì, gennaio 31, 2008


Non so come mi sia venuta l'idea di andare a Venezia. Per motivi personali è una città che nn ho mai amato e altri me li sono creati sulla base di esperienze negative. Comunque la scusa per andarci è stata la fotografia e drl carnevale. Così martedì sono andato,naturalmente in treno. Ho scelto un treno diretto,in modo da arrivare in tarda mattinata. Sul treno, quasi vuoto, posso fare due cose: o dormire o guardare fuori dal finestrino. Mentre guardavo scorrere il paesaggio ho pensato all'ultima volta che ho preso  un treno...nn ricordo qunto tempo fa...saranno venti anni. I miei ricordi vanno all'infanzia,più che ricordi flash, quando da bambino mi spedirono in colonia: un grigio marciapiede, la massicciata color ruggine, la scritta FS sui vagoni fermi anche loro color ruggine e l'odore del carbone bruciato e lo sbuffo della locomotiva. Poi per anni nulla, fino ai tempi dell'università: la ressa del lunedì per prendere posto  sulle due carrozze della scalcinata litorina che portava a Bologna. Anni di viaggi scomodi,spesso in piedi,sempre uguali. Neanche il tempo di finire l'università che i miei viaggi in treno cambiano  destinazione, e sono viaggi tristi. Viaggi con la divisa addosso, quella del fante. Interminabili tradotte con vagoni stile far west e viaggi che a me sembravano lunghi per tornare  a casa in licenza. Ricordo con triste amarezza il primo viaggio, quello che mi ha portato ad Orvieto, al car, con la prospettiva di un anno da dimenticare. POi Trieste,con la casema troppo lontana dalla stazione, e poi curiosamente Bologna. Finito il servizio militare mi trovo a fare l'emigrante per lavoro nel veneto, altri treni, anche questi scomodi e lenti.Finchè nn mi son comprato una macchina usata. Così basta treni mi sono detto. Invece un anno mi son trovato ad andare a Castelfranco V. tutti i giorni per lavoro. Tre treni, da Vittorio  a Conegliano, di lì  a Treviso e poi  fino a Castelfranco: in un anno solo una volta sono arrivato in orario e quel giorno nevicava!.  Una volta seduto sul treno pronto per partire arriva un tale  e dice : SCENDERE..c'è una bomba sul treno. Allora torno a casa e prendo l'auto , che visto il tragitto nn è comoda. Una volta aspetto la coincidenza a Conegliano e il treno nn arriva..era fermo a 20 Km..una donna ha deciso di terminare la propria vita buttandosi sotto. E lì mi viene in aiuto un amico con l'auto, ma solo fino a treviso. Altre volte, molte volte, arrivando a treviso vedere il treno per Castelfranco che parte. Che vita!  Per fortuna in questi viaggi si fanno pure amicizie. Poi altri treni nn li ricordo.....e arrivo a Venezia.  Era ora
Scendo e mi fermo per un panino veloce, quindi mi incammino per piazza S. Marco e sicuramente sbaglio strada, perchè mi perdo. Chiedo a qualcuno, ma mi risponde che è francese. Cmq arrivo, l apiazza è illuminata da uno splendido sole e fa pure caldo. Il colpo d'occhio è stupendo...bello mi dico. Mi aggiro tra i piccioni e i turisti che li ingozzano inizio a scattare foto. Non c'è molta gente, ma ci sono belel maschere che è possibile fotografare con calma e spazio e sono disponibili alla posa. Poi mi accorgo che molte maschere, bellissime si fermano davanti alle colonne di palazo ducale e li attorno ressa di gente che scatta e ci diamo fastidio l'un l'altro. Gente con telefonini, con  mini digitali, con macchine vecchiotte e super professionali. Qualche foto mi risulterà coperta da una testa una mano una schiena. Poi un segnale inquietante...batterie esaurite. Va bè ho quelle di riserva, che però nn hanno tenuto la carica e risultano inutilizzabili. Allora per fare qualche foto tolgo tutti gli automatismi per risparmiare energia, e inevitabilmente qualche foto risulta nn esposta bene. Vado nelle calli attorno per comprarne di quelle usa e getta, e prendo 4 duracell a prezzo maggiorato. Le maschere sono bellissime e mi faccio prendere dalla foga  clik clik, finchè diventa arduo scattare con tranquillità, la ressa aumenta. Stranamente nn ci sono bambini in maschera, poi penso che nn è giorno di festa. La confusione aumenta e alcune foto mi vengono male per questo. Allora decido di andarmene, se resto un altro po forse imparo il  giapponese.
Ritorno verso la stazione e stavolta  per la strada giusta e mi trovo a passare  per piazze e calli stupende e senza anima viva..bellissimo mi dico..mi piace così Venezia.
 Il treno stavolta è pieno e a fatica trovo da sedere, aConegliano aspetto mezzora l'ultimo treno.
Ma va bene così...ho fatto la pace con Venezia.

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venerdì, gennaio 18, 2008


Una notizia breve raccolta in  internet, e un passaggio di 12 secondi su un tg annunciano la morte di Bobby Fisher. Per gli addetti ai lavori e anche per me Fisher , americano,è stato uno dei più grandi talenti  degli scacchi. Stupefacente la sua scalata la titolo mondiale vinto nel 1972 contro Boris Spassky, campione russo.La sfida ebbe notevole risonanza anche perchè si era in piena guerra fredda e si trovò un luogo neutrale per la sfida: l'Islanda, dove è curiosamente morto.  
                                   

E' stato un mito, e ha fatto da traino alla diffusione del gioco a livello mondiale. Io che da poco avevo imparato i rudimenti lo seguivo affascinato dal suo genio scacchistico.
Dopo la conquista del titolo ci si attendeva un crescendo, invece è diventato un personaggio strano, facendosi addirittura squalificare dalla fedrazione internazionale per essersi rifiutato di difendere il titolo. E nn ha più giocato partite ufficiali.
Che fosse un genio è assodato, alcune agenzie lo idicano come il numero 8 tra tutti  geni.
E' strano come certi personaggi diventino un mito e rimangano tali anche dopo la morte e anche dopo periodi di sbandamento. Fra i miei miti personali ci sono oltre a Fisher, Gilles Villeneuve l'indimenticato pilota della Ferrari e naturalmente Marco Pantani.  Se farsi emozionare da una partita di scacchi può sembrare impossibile, di sicuro molti ricorderanno i gran premi a cui partecipava la Ferrari n 27 guidata dal canadese. Se per caso rompeva la macchina o si ritirava seguire la gara nn aveva più senso. Se poi vinceva.... Oggi curiosamente  è l'anniversario della nascita. E più recente ancora la grinta e la pedalata del pirata accendeva la passione nei tifosi e in particolare il tifoso che è in me. Le sue imprese sono  nella memoria e le vicende che seguirono nn scalfiscono minimamente questo mito.

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mercoledì, gennaio 16, 2008


Mi telefona max chiedendomi se  x domenica sono libero, vuole che partecipi ad una specie di gara in bici. Accetto, ma dico anche che  son 2 mesi che non vado in bici  e che son 15 giorni che nn faccio nulla, neppure palestra. La gara è aperta  a tutti, e ci vuole la muontainbike. Ok. Domenica parto dopo aver caricato la bici in macchina e sotto una pioggia che dura da alcuni giorni vado verso casa sua. Arrivo e subito vediamo se anche la sua bici ci sta assieme alla mia ( ho tolto il sedile dietro). Poi mangiamo qualcosa, un piatto di pasta e  si parte. Il paesetto sperduto nella campagna trevigiana lo troviamo, e cerchiamo un cartello che indichi dove si svolge l'evento. Vedo un ciclista e  lo raggiungiamo per chiedere informazioni. Caso vuole che si sia fermato per fare un bisognino e ....attendiamo. Trovato il posto incontriamo anche un mio ex collega, ciclista pure lui. Mi iscrivo, 6 euro, mi danno un  numero, il 70, che appiccico a bici e alla schiena e poi provo a vedere come è il terreno. Miracolosamente nn  piove e sembra pure che voglia uscire il sole. Il terreno di gara è un vigneto e dopo cento metri capisco che sarà dura restare in piedi, pardon in bici, tenuto conto anche  che la mia bike monta pneumatici slick. Comunque  si parte, prima i bravi, poi quelli come me che nn hanno intenzione di vincere. Si corre lungo un vigneto e si percorrono i filari,poi un tratto lungo un campo, un tratto con un canale a fianco, un pezzetto di asfalto e ancora il vigneto. Il fango è tanto,di quello appiccicoso, nn di quello che schizza via e ti inzacchera, che aderisce alle ruote le appesantisce  e ti impedisce di andare avanti. Vengo subito lasciato indietro, data la mia scarsa o nulla preparazione. Ad un tornante preso troppo largo cado, ma proseguo. Dopo un po  vengo doppiato  dai migliori, quindi nn insisto più di tanto e nel pezzo duro vengo preso da crampi al polpaccio sinistro. Scendo faccio la manovra classica e ripato, ma andare avanti è dura epoco dopo crampi al polpaccio sinistro. Va bè altro intervento, quindi decido di proseguire lentamente e alla fine mi ritiro anticipatamente. Poi dopo un giro la gara finisce ed aspetto i miei amici. La bici è ridotta così


Andiamo a cambiarci e ritorniamo lì, dove ci sta aspettando un dopogara fatto di salsicce e carne alla piastra, polenta ,vino , dolci etc etc. Questa seconda fase dura un po di più della prima. Poi vado a lavare la bici, un tipo con l'idropulitrice toglie ogni tarccia di fango in pochissimi minuti.Intanto che aspetto il mio  turno  vengo a sapere da un abituale  frequentatore di queste gare che questa è in assoluto la più dura,per via del fango. Ritorno e riprendo a mangiare e bere, due chiacchere in allegria e poi si ritorna a casa. Riprende  a piovere.
E domenica prossima ce n'è un altra. Mi sono divertito, ma purtoppo nn ero minimamente allenato, ed il ciclocross è davvero duro per affrontarlo  come prima uscita.

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